Hanno Ucciso il Desiderio

25 maggio, 2009 at 10:56 am Lascia un commento

Oggi l’esistenza è svuotata delle aspirazioni.

In una società che riduce tutto al «qui e ora» manca la dimensione futura che rende possibile la speranza. Si punta sul colpo di fortuna: look o successo sportivo.

L'Autore: Vittorio Andreoli

Se chiediamo a un adolescente che cosa sia – per lui – il desiderio, nella maggior parte dei casi egli ci indicherà un oggetto. Una cosa che vorrebbe avere, e nessuno si stupirà che faccia riferimento a qualche spot pubblicitario che sollecita al possesso immediato del motorino o di un capo di abbigliamento o di un telefonino mobile capace di particolari prestazioni. Se la stessa domanda la poniamo ad un adulto, il senso della risposta sarà identico, pur cambiando l'”oggetto” del desiderio: potrebbe essere quello che possiede una persona conosciuta, uno status symbol ammirato in altri, un viaggio decantato da un collega.

Anche in questo caso, il desiderio scaturisce dal mondo esterno a se stessi, e riguarda una cosa con cui “addobbare” la nostra persona, una sua decorazione, o la promozione di una esperienza nuova e magari eccitante. Sulla base di questi rilievi mi pare che si possa dire, senza esitazione, che il desiderio oggi è morto e che ci troviamo nella condizione poco felice di espropriati del desiderio. Gli adolescenti, espropriati attraverso uno spot, gli adulti dall’invidia, dal confronto con un altro o comunque dalla considerazione di mancare di qualche cosa che l’altro ha.

Il desiderio, in realtà, è la capacità che ciascuno di noi nutre di pensarsi nel futuro diverso da come è oggi.

È dunque un processo dell’immaginazione che ha bisogno della percezione del tempo. Senza il futuro non si può desiderare, e quanto più il futuro si allarga, fino all’eterno, tanto i desideri evolvono e vanno lontano. Il desiderio insomma non dipende da uno spot o dal copiare un comportamento, ma ha dimensione esclusivamente personale, poiché si fonda sulle proprie capacità e sulle caratteristiche individuali.

Il desiderio poi si distingue dall’illusione giacché si radica su un progetto atto a “storicizzare” – nell’ambito di coordinate possibili – il desiderio stesso. È illusorio – ad esempio – pensare di poter volare: lo fece Icaro e precipitò drammaticamente a terra. È illusorio ancora desiderare di scalare le vette dell’Himalaia quando non si ha una muscolatura tale da saper afferrare gli appigli in roccia e attaccarvi il proprio peso.

Il desiderio è dunque la capacità di immaginarsi diverso da quello che si è ora, a seguito di un progetto che abbia le caratteristiche del possibile.

E un progetto ha sempre per riferimento il tempo. La tendenza a una vita iperconcreta, tesa cioè al subito, all’ora e qui, vanifica il processo di desiderio a vantaggio della magia, la quale infatti si arroga un’attitudine a trasformare subito, sulla base di una “fortuna” o di un destino che non promuovono certo la progettualità, ma semmai spingono ad attendere passivamente.

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un'estate, una route, un progetto

Il valutare la vita in “tempo reale”, focalizzando solo i dati e non i piani in corso di attuazione, favorisce la morte del desiderio. Una morte drammatica poiché si lega soltanto al presente e, se insoddisfacente, fa sentire la vita come un peso insopportabile. Senza il tempo non trova possibilità nemmeno la speranza che, sovente, è un ottimo alleato dei piani e dei progetti.

L’adolescenza – ad esempio – è una fase difficile, in cui ci si sente inadeguati, non ci si piace: ora se non si desidera e non si hanno prospettive di essere domani diversi dall’oggi, si potrebbe considerare queste difficoltà come sconfitte definitive e alimentare la voglia solo di sparire. Una società così ricca di avvenimenti come l’attuale, così intrigante, con un presente talmente vario da non aver la possibilità di consumare tutte le sensazioni che saprebbe dare, rende difficile pensare alle soddisfazioni possibili domani e quindi tende a bruciare tutto nel momento che scappa, senza dar alcuna importanza al passato e ignorando il futuro. Così è come se il mondo fosse nato oggi, come se dovesse finire stasera. Una società in cui è difficile pensare al passato e desiderare un futuro. Il desiderio, a quel punto, non può che esaurirsi dentro un oggetto ed essere caricato di magia, di possibilità di metamorfosi ultra-rapide. Il desiderio muore, e muore quella rappresentazione di noi che arriviamo a proiettare e spostare – come un viaggio dentro lo spazio – in quel mondo del possibile che permette appunto di vedersi in posizioni meno dolorose, se è il dolore che ci prende, o di provare maggior soddisfazione, se è la fatica di vivere quella che ci morde dentro. Senza il desiderio tutto si spegne. E affiorano molti dei comportamenti che dominano questo momento storico.

L’eutanasia: se sto male ammazzatemi o assistetemi nel mio voler morire ora.

La droga: inièttati dell’eroina o della cocaina e ti sentirai mutato, non più brutto e nemmeno timido, anzi persino forte qualora avessi la sensazione di essere debole.

La disonestà: se sei in difficoltà non pagare le tasse, ruba, fai ciò che permette di ottenere subito quanto ti manca, in qualsiasi modo. È all’origine anche del camaleontismo: mutare a seconda del vento che tira, fino a convincersi che la coerenza sia segno di rigidità, di incapacità di risolvere i problemi nell’immediato.

La sterilità sociale per cui non nascono più bambini: spaventa l’idea di doversene occupare. Il bambino obbliga a un progetto, richiede fiducia nel futuro.

Assieme ad un tale empirismo sfrenato del quotidiano, trovano posto le illusioni.

E allora i giovani perseguono l’idea di essere dei campioni del calcio-mercato. O di aver un corpo da miss Italia, da top model. Realizzazioni che non richiederebbero nulla, solo una circostanza favorevole: la fortuna. E certo la fortuna è “cieca” e non prevede né l’elaborazione di un progetto di se stessi fatto su misura, né la fatica di perseguirlo; sarebbe una metamorfosi improvvisa e dall’esterno. In tale clima, tutto si centra sull’evento, non su se stessi: su quel conoscersi per formulare meglio un progetto di vita e disegnarsi nel futuro con un’immaginazione che rispetti le proprie dotazioni e il proprio piacere.

Meglio giocare al lotto, al super lotto.Meglio un quiz: l’occasione della vita. Meglio andare in piazza dove si può incontrare chi, portandoti a letto, ti garantisce un provino alla televisione.

Persino la scuola, che era un luogo di progetti e di preparazione progressiva, ora è vissuta giorno per giorno, con strategie che si declinano (e si delimitano) entro i confini del tempo reale. Una difficoltà non è vissuta come occasione di elaborazione lungo un itinerario del proprio essere a scuola, ma con la rabbia della sconfitta oppure con una autoesclusione rinunciataria. La difficoltà sottratta alla dimensione del tempo, e senza l’elaborazione dell’immaginazione e del desiderio, si presenta spesso come un macigno attaccato al collo e predisposto dal destino per toglierti di mezzo. La difficoltà, invece, come insegnamento e la delusione come stimolo di futura affermazione, sembrano finzioni consolatorie.

Credo che ciascuno si debba chiedere quali sono i propri desideri, farne l’inventario, confrontarli nel tempo sulla base di un progetto. E credo che dobbiamo interrogarci sui desideri dei nostri figli.

Premessa per una “terapia del desiderio”, per promuoverlo, per indurlo. Insomma, si deve lavorare su questo punto che rappresenta lo spazio necessario per poter spiccare il volo e vivere oggi pensando anche al domani.

Il desiderio è la pista di volo senza la quale non ci si alza e la visione del mondo e di se stessi nel mondo rimane fortemente amputata.

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Dietro Casa..

Occorre aiutare ciascuno, e di più i giovani e i nostri figli, a scoprire dentro la loro immaginazione un progetto fattibile, e si deve puntare in alto, dentro a futuri pieni di ideali, e forza di trascinamento.

Educare significa aiutare, non imporre i propri desideri di padri o di madri, a scavare insieme ed essere pronti a provare meraviglia di fronte all’originalità di un essere umano.

Educare significa aiutare i nostri figli a scoprirsi, e così li scopriremo noi stessi.

Se penso alla mia vita e ai momenti difficili, alle sensazioni di esclusione o di delusione, se penso alla forza dei progetti e al loro raggiungimento, avverto l’essenzialità del desiderio, sento che aver espropriato il desiderio, averlo sepolto dentro il tutto-subito, tra una marea di oggetti che ci annegano, è una perdita enorme e che il desiderio è essenziale a vivere, a sviluppare la propria personalità. L’immaginazione è una straordinaria possibilità di andare oltre il contingente e di spaziare dentro la propria testa fino a scoprirci e accorgersi di essere totalmente diversi da come pensavamo e di poter fare ciò che ritenevamo di non saper fare. Tutto questo grazie ad un progetto e ad una costruzione che si realizzano poco a poco, senza salti miracolosi, ma con la certezza delle impostazioni adeguate, non delle illusioni che servono solamente a fuggire e magari a precipitare nel vuoto, in un mondo senza significati.

Aiutare a Scoprire e Scoprire se Stessi

Aiutare a Scoprire e Scoprire se Stessi, camminando con un senso

Sono affascinato dalla possibilità di immaginarci diversi da come siamo, da questa terapia per vivere proiettati nel futuro.

E in questa proiezione si giunge anche all’eterno. Se si dimentica il tempo che scorre, non si riesce nemmeno a immaginare la vita, al fine della vita. Ho molti amici che hanno un desiderio e un progetto che li vede – un giorno – in cielo. Deve essere stupendo – lo dico da non credente – anche per un giovane vivere per quella meta, seguire un progetto con le sue varie tappe, i suoi momenti difficili e quelli più facili. Ma posso garantire che è bello pure pensare all’arco di un’esistenza che, consumata su questa terra, possa esprimere il desiderio di un uomo che percepisca anche gli altri e possa fare per loro qualche cosa, provando il piacere di un legame con tutti. C’è poi un salto, un volo verso il cielo. Io non ho ancora trovato un posto fatto di cielo dentro la mia immaginazione, ma per molti il futuro non si consuma mai. Credo sia magnifico anche se a me fa paura. La morte mi terrorizza. Ho molti desideri che odorano di questa terra e che non ho ancora realizzato.

Troppe persone, troppi giovani non desiderano nulla, quando si può arrivare a desiderare persino l’eterno. Vorrei che almeno camminassero con un senso su questa terra, e non morissero come appena nati, con il desiderio ancora nascosto.

V. Andreoli ,Avvenire, 23 Gennaio 2002

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